ALegalAlien

not necessarily an ordinary life

martedì 9 febbraio 2010

prima che mi dimentichi...

Ho sostenuto il mio primo colloquio di valutazione in un'azienda. Ho comprato la macchina per tirare la pasta. Devo imparare a cuocere le meringhe. Perdo tempo a leggere annunci di lavori che non farò mai. Mi chiedo sempre perchè con certe persone non ho mantenuto un rapporto costante, ma poi mi consolo pensando che ci sono amicizie che non richiedono una frequentazione assidua. Ho riascoltato la mia risata sabato sera e non mi ricordo perchè. Sono due giorni che non compro i giornali. Le cose che fanno gli altri mi sembrano sempre più divertenti. Mi sento stupidamente in colpa perchè perchè....perchè non ho mai voglia di uscire per andare in tintoria...che cosa infinitamente cretina. Voglio ascoltare, perchè non raccontate la vostra vita al tavolo di un ristorante? Perchè non mi dite che vini bevete, che musica ascoltate, se mangiate la nutella, cosa fate se perdete un treno, se volete cambiare qualcosa, fosse solo il colore delle vostre stanze o il timbro di voce del capufficio, com'è che avete scelto quello che avete studiato.
Ho visto una vetrina di una gioielleria che avrei volentieri svaligiato, insieme a quella di un negozio con un cappottino fucsia. Mia mamma mi ha comprato un carrellino per i piatti. Voglio andare a vedere Avatar.
Abbiamo discusso di vacanze. Non voglio fermarmi per una settimana in un albergo con tutte le comodità, fosse pure un'isola meravigliosa, io non cerco quel tipo di vacanza. Il lusso vero non è un 4 stelle in Madagascar e nemmeno lo Sheraton ad Aleppo. Vorrei che lo capissi, amica, che io nelle pensioncine siriane dormo senza intabarrarmi nel sacco a pelo e mangio quello che mi portano. Le malattie si prendono in altro modo....
Ho comprato i biglietti per Boston, affitterò una macchina e girerò la costa aspettando la mia amica. Ovviamente non prenoterò.
Sabato sera mi hanno presentato l'ennesima mia omonima. Non ce n'è mai abbastanza di francesca, grazie a chi lo ha sempre sostenuto. Va da sè che io non sono d'accordo.

domenica 7 febbraio 2010

il sabato perfetto

mattina: spesa con calma al mercato e in giro per negozi anzichè all'esselunga
pranzo: zuppa di zucca e piselli che piace solo a me ma pazienza...tanto la tavola è apparecchiata per me sola
pomeriggio: partita di rugby al pub irlandese, stretti come sardine a tifare e bere guinness + passeggiata in giro per il centro a vedere lavatrici + tappa finale in feltrinelli
aperitivo: birretta al birrificio di lambrate che male non fa mai
cena: ristorante africano slurp!
dopocena: ritorno in metro e chiacchiere finali
tutto questo non ha prezzo, amico, davvero non ha prezzo...

mercoledì 3 febbraio 2010

eureka!

In un'intervista mi hanno chiesto di definire che cos'è un momento eureka. Sono le classiche domande da profiling...insieme a "come ti vedi tra 10 anni?" (e a me sale l'ansia: ma io non ho nemmeno prenotato il posto a sedere per stasera, cosa vuoi che ne sappia io cosa succede??). Beh, ecco, per chi ha fatto ricerca il momento eureka è quello per cui lavori (e vivi anche). E' adrenalina, è il momento in cui tutti i pezzi vanno a posto e non te ne frega niente del resto. E' quando sei solo e realizzi di essere per un breve attimo l'unico a sapere la risposta. Il quesito è marginale, magari, ma non importa, sei l'unico e basta. E' il momento in cui l'artista completa la sua opera, proprio come la aveva in mente. E' l'attimo in cui ti dici: ce l'ho fatta! E' fuggevole e breve, ma proprio per questo è speciale. Non esiste nessun Mefistofele che possa farlo tornare indietro così com'era. E' sorpresa, bellezza, eccitazione, consapevolezza, compimento, improvvisa leggerezza, tutto condensato in un momento. Puoi riviverlo, ma nessuno sarà uguale ad un altro. E' il corridore che taglia il traguardo, il nuotatore che tocca la riva, il pittore che dà la pennellata definitiva, il giocatore che dà scacco matto. E' la frenesia di Dioniso e la simmetria di Apollo che ti pervadono, insieme. E' una droga potente ma non la puoi comprare, puoi solo sperare che lavorando arrivi. E' un'esperienza solitaria, ho detto. L'attimo dopo, chiami a raccolta tutti e spieghi quello che hai provato, sperando che non ci sia una pecca (ma se è un vero momento eureka, nessuno la troverà). Devi convincerli che hai ragione tu. Se sei in una vera squadra, loro renderanno più forte i tuoi argomenti e tu condividerai con loro la frenesia che segue a un'intuizione.
Questo è un momento eureka. In una parola, abusata finchè si vuole ma vera: è bello, punto. Come un'opera d'arte.

martedì 2 febbraio 2010

un tranquillo sabato de paura

ore 8.19: driiiin. Il telefono, oddio il telefono, c'è solo una persona in grado di chiamare a quest'ora di sabato...ciao mamma! Sì lo so che è il compleanno di papà, passamelo che gli faccio gli auguri. Il regalo? ma io gliel'ho già fatto, l'ho abbonato a Micromega, te lo ricordi che me lo avevi chiesto? Come lui lo ha detto a mille altre persone e adesso ha due abbonamenti? Ok, lo disdico...accidenti a voi...ah sì, la spesa, la spesa, adesso arrivo a prenderti.
ore 10.00: Ma io sono sotto casa tua, mamma, come sarebbe a dire che non sei pronta? Mi hai svegliato un'ora e mezza fa...
ore 12.00: La spesa l'abbiamo fatta, ti passo a prendere tra mezz'ora per andare al ristorante.
ore 12.40: Sì. Lo so. Sono in ritardo di 10 minuti. Ma al ristorante ci arriviamo tra un quarto d'ora, a che ora hai dato appuntamento agli altri? All'una e un quarto? E perchè arriviamo venti minuti prima di tutti?
ore 16.00: sono a casa. Devo andare a una festa di compleanno. Dress code: scarpe femminili, uomini eleganti. Panico: cosa mi metto??
ore 16.05: apro l'armadio. Stivali di vernice? Decolleté col tacco rosso ma non a spillo? Decolleté col tacco a spillo di vernice ma un po' rovinato? (no, mai, attenzione puntata sulle scarpe e mi presento col tacco non a posto, non si fa!). E poi che vestito ci metto sopra? Uno che possibilmente non abbiano già visto in mille modi...
ore 16.30: apro l'armadio estivo. Ce le ho! Le scarpe ideali ce le ho! Aperte davanti, tacco a spillo perfetto! Bianche e beige eh? E' una sfida all'inverno, che vestito metto con un paio di scarpe chiare????
ore 16.40: Trovato! vestito bianco di lana. Non posso non usare le calze, c'è tramontana, uffa! Calze bianche, aspetta che le cerco..trovate, messe, oooops rotte! Rotte??? Vabbè, calze avorio, sembro la sposa però...
ore 16.45: Altra soluzione: leggings neri, vestito bianco, golfino nero allacciato davanti. Mi guardo allo specchio. Nonostante le scarpe tacco 12, mi sento di una goffaggine senza limiti, con una panza tanta e due prosciutti che la sostengono. Mi riprometto di perdere quegli stramaledettissimi due o tre chili accumulati da quando lavoro da casa. Momento di sconforto...
ore 17.10: Cambio vestito. Il momento di sconforto si allunga, non scivola più sui fianchi come una volta.
ore 17.30: E se mettessi i pantaloni? Niente leggings, niente calze, niente vestiti! Ne ho giusto preso un paio chiari in saldo...
ore 17.35: Sono larghi di vita, avrei dovuti portarli dalla sarta, provo con una cintura...
ore 17.40: Pantaloni chiari, cintura leopardo, camicia leopardo, golfino nero aperto davanti, scarpe chiare. Mi sembra tutto in ordine. Cosa c'è che non va? Il profilo, ecco cosa non va!! Ho il segno in vita della camicia, più in basso quello della cintura e più in basso ancora quello del golf. L'ho già detto che vedo sconforto dappertutto?
ore 18.00: Metto a posto tutto. Devo farmi un bagno, lavare i capelli e sistemare piedi e mani. Metto un paio di scarpe aperte e non faccio la pedicure? No, non si fa.
ore 18.15: Ritirando le scarpe, vedo una vecchia scatola. Mi viene l'illuminazione. Scarpe con paillettes d'oro, tacco alto ma non a spillo ma chissenefrega, le scarpe sono già particolari così, me lo perdoneranno....
ore 18.20: e il vestito? Mi ricambio da capo. Un classico vestito nero, le scarpe e una bella collana lo risolleveranno.
ore 18.30: Trovato! Vestito nero con schiena aperta. Calze nere. Golf leggero nero. Mi guardo allo specchio. Ho sempre i prosciutti, la panza e anche un culo che jennifer lopez così grande se lo scorda, ma tanto posso sempre togliere il golf, mica sono ingrassata nella schiena! Schiena e scarpe d'oro mi salveranno.
ore 19.30: Pronta! Bagno, capelli, trucco, ceretta, mani e piedi. Mi vesto.
ore 19.45: Ora sono anche vestita! Esco.
ore 20.15: Vado a prendere il mio amico. Fa un freddo cane e non credo che il golf lo toglierò mai...però con tutto questo vento c'è una stellata magnifica.
ore 20.20: ciao fra! un tocco di anni ottanta, vedo...(a me pareva più lady gaga, però..)
ore 20.30: in macchina: no scusa, nelle tue scarpe ci vedo più ziggy stardust...(lui non mi può vedere, perchè sta guidando, ma io sorrido. ziggy non si discute. ziggy played guitar...)
ore 4.30: sono a casa e mi tolgo le scarpe da ziggy. Come gli invidio quel suo god's given ass...Ci penso domani, però...

lunedì 1 febbraio 2010

mio padre/2

Papà è in coda al supermercato e davanti c'è una signora che si lamenta per la coda alle casse.
Papà: -Mi scusi ma lei è in pensione?
Signora: -Sì
Papà: -Beh anch'io, abbiamo tutto il tempo che vogliamo, perchè tanta fretta?
Signora: -Ma si faccia gli affari suoi...
Folla al supermercato: ha ragione il signore, anzi no, la signora, ma insomma assumete più cassiere!
Papà: -Ma io ho solo fatto una domanda...

giovedì 28 gennaio 2010

sex and the city/2 (freedom!)

Da una sentenza della corte costituzionale riportata dall'Espresso di questa settimana:
"avvicinandosi la nozione di fedeltà coniugale a quella di lealtà, che impone di sacrificare gli interessi e le scelte di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive di una vita comune"
Oh accidenti, davvero? Io non lo so, signori della corte. Bisogna davvero rinunciare alle aspirazioni personali se il coniuge non è d'accordo? Essere leali verso una persona significa rinunciare a quei progetti che non la contemplano? Io pensavo che significasse cercare il più possibile di darle una mano, qualunque cosa decida di fare, persino di lasciarti, pensavo che significasse lasciarla libera di realizzarsi, di essere se stessa.
Esempio pratico 1:
Una mia amica medico aveva un compagno dai tempi del liceo. Voleva imparare ad operare in America. Ci doveva rimanere un anno, è stata via per due. Poi le hanno offerto di specializzarsi ulteriormente in India, per sei mesi. E' tornata ed è stata subito assunta, ma il suo compagno, rimasto qui in Italia, non l'ha mai veramente perdonata. Ora non sono più insieme e qualcuno sostiene che ha sbagliato. Io la difendo. Di che cosa dovrebbe pentirsi la mia amica? Di aver seguito le sue aspirazioni? Di essere quella che è, un medico coscienzioso che voleva imparare a fare bene il suo mestiere, senza compromessi? Di aver preferito un'esperienza unica che probabilmente non avrebbe mai potuto più fare? Lui avrebbe potuto seguirla e condividere con lei quegli anni. Ha scelto di rimanere qui, liberamente. Chi è in conflitto con le prospettive di una vita comune?
Esempio pratico 2:
Un mio amico è sposato con una ricercatrice e ha una figlia. Lui ha uno studio a Milano. Lei ha trovato un contratto a Helsinki e vive lì con la bambina, dopo un periodo a Firenze. Non hanno problemi economici, lei potrebbe tornare quando vuole. Nei panni del mio amico, io non me la sentirei di chiederle di rinunciare alle opportunità migliori.
Forse sono io l'idealista, signori della corte. Io sogno persone che accettino le altre per quello che sono, senza pretendere di ingabbiarle, di sacrificarne interessi e opportunità. Io mi sentirei in colpa per tutta la vita e anche un po' dopo se mai dovessi forzare le scelte di qualcuno. Io pretenderei che il mio compagno mi lasciasse la libertà di vivere quello che voglio, di essere come sono, di andare. Per poi decidere di non partire o di tornare all'improvviso, ovvio, come potrei resistere a qualcuno così?

mercoledì 27 gennaio 2010

requiem per due materie

Cosa ne direste di un film in cui la cinepresa inquadra sempre e solo lo stesso paesaggio dallo stesso punto di vista? Insulso, no? Questo sarebbe il mondo senza storia e senza geografia, un mondo senza profondità di campo. Non vorrei che nessuno vivesse in quest'incubo, tantomeno dei ragazzi.

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