not necessarily an ordinary life

venerdì 30 dicembre 2011

quelli che

Ormai state crescendo, state diventando una rispettabile compagnia. Le vostre ombre mi seguono, le vostre parole mi riempiono le orecchie, i vostri silenzi svuotano le mie giornate, i vostri passi accompagnano i miei. Quando sono sola e guido di notte le vostre facce diventano personaggi di una sceneggiatura mal scritta. Nelle hall degli alberghi aspettate la mia compagnia e quando passeggio la sera mi reggete la borsa. Tutti coloro che hanno lasciato cadere nel vuoto l'opportunità di camminarmi accanto uscendo dall'ombra delle mancate risposte.

martedì 20 dicembre 2011

perchè io sono ancora una scienziata, dentro

"Le gioie più grandi che mi abbia dato la mia professione sono due. La prima è quella di avere avuto la consapevolezza, per qualche istante, di essere uno tra i primi essere umani a vedere qualcosa che l’universo aveva fino a quel momento tenuto nascosto. La seconda è quella di aver visto un mio interlocutore, qualcuno magari conosciuto per caso e con cui non avrei mai più parlato in vita mia, illuminarsi per aver capito per la prima volta qualcosa che gli era sempre sembrato astruso. Non sono sicuro, lo dico onestamente, di quale tra le due sia la gioia più grande"


http://www.ilpost.it/amedeobalbi/2011/12/19/apologia-del-divulgatore/

giovedì 15 dicembre 2011

quello che i girovaghi non dicono

Non dovreste invidiarmi perchè prendo aerei, treni, taxi e dormo in camere d'albergo e sembro una trottola impazzita o una girella vagante (bellissima espressione che devo ad un amico). Bisogna essere girovaghi per vocazione per stare bene in questo tipo di vita, bisogna non essere capaci di apprezzare casa, bisogna ammettere di saper fare i conti solo con se stessi. Bisogna diventare lucidi organizzatori di ogni minuto anche se non sembra e sperare che gli altri capiscano. Bisogna essere curiosi e un po' incoscienti, il che non sempre è un bene. Bisogna essere attratti dalla semplice prospettiva di un giro di giostra, e pazienza se poi è una fregatura. Bisogna essere contagiati da questa strana sindrome del "perchè non andare a vedere?" Bisogna essere consapevoli di non saper pronunciare quelle due parole, per sempre, che individuano un legame permanente codificato. Bisogna sapere che casa è un pezzo di tappeto con il PC, un giornale e il satellite e talvolta sentirsi in colpa per questo. Bisogna capire che tornare ha senso solo se posso andar via di nuovo e sperare che qualcun altro lo capisca altrettanto bene.
Però, quelle sere che le stazioni o gli aeroporti ti accolgono con le luci o che uno sconosciuto in metro ti regala un biglietto perchè non hai da cambiare o quelle volte davanti a una cartina con la curiosità di sapere dove andare o quelle altre in cui tizi improbabili ti consigliano dove andare a mangiare, beh sono impagabili.
Ecco, ogni tanto, mi piacerebbe solo che qualcuno alla stazione mi prendesse il bagaglio solo perchè sono stanca e perchè è venuto ad aspettarmi, non perchè è un tassista e lo fa di mestiere. Ma non si può avere tutto. No? E chi lo ha detto, io voglio andare a vedere :)

I'm that kind of man who is always on the road
Wherever I lay my hat, that's my home

domenica 4 dicembre 2011

il matrimonio della mia migliore amica

Punto la sveglia. Inutile, tanto mi sveglio prima. Oddio non ho stampato le invocazioni che devo leggere. Ma quando si leggono? Ecco, lo sapevo che avrei dovuto frequentarlo, il catechismo. Ma ora credo sia tardi. Caffè, colazione, bagno caldo. Trucco e parrucco. Vestito, tacchi, cappotto. Pronta. Mai arrivata così in anticipo a un matrimonio: anzi, ora che ci penso sono sempre arrivata dopo la sposa. Però oggi non posso rischiare. Non posso, non posso, non posso. Infatti sono sul sagrato e non c'è nessuno, neanche lo sposo. Fammi controllare: ora, giorno, chiesa son giusti, sì, almeno quelli li ho azzeccati. Ah, eccoli lì tutti quanti. Nemmeno uno che sappia cosa siano le invocazioni e quando si debbano leggere. Chiedo a monsignore in sacrestia: lui avrà la risposta, sono un genio. Grazie a lui e al suo cenno con la testa vado via liscia senza inciampi. Non ho riso istericamente, non sono caduta: il sangue comincia a rifluire e mi torna un po' di colore. Meglio, così non congelo del tutto. Prendo il riso. Chiacchiero e mi distraggo così il riso mi rimane fra le mani e saluto la sposa a pugni chiusi per non spalmarglierlo sul vestito. Mi ucciderebbe col bouquet e io non voglio rovinarglielo. Uh, si va a pranzo. Ma io avevo tante cose da dire alla mia migliore amica, che adesso è vestita di bianco e porta un anello al dito anulare sinistro. Me la portano via. Anche io vengo portata via: ci sono gli aperitivi. Incontro persone a cui devo riassumere vent'anni in tre minuti. Però mi fa piacere. Però mi fa anche arrabbiare, accidenti: se mi dici che hai sempre avuto un debole per la mia conversazione (sic) mi vuoi spiegare perché sei sparito? Contento tu...Ah, altra gente: ma guarda, ma certo, sicuro che non facciamo passare altri anni. Diciamo così a ogni matrimonio, solo che viviamo a venti minuti di macchina, lavoriamo nella stessa città, ma non ci si becca mai. E io sono un po' stufa di rincorrere sempre, ma é un vecchio discorso e poi che importa? La sposa sta per lanciare il bouquet. Dalla parte opposta alla mia, si intende. La gente comincia ad andarsene, ma quando si comincia a ballare? Io ho voglia di ballare. Solo io, mi sa. Infatti mi porgono gentilmente il cappotto. Abbraccio la sposa: piango. Ok, é l'ora di andare. La festa é finita, gli amici se ne vanno: mi raccomando, non è che ci sentiamo tra altri vent'anni, eh? Sì, come no. Mi raccomando, vediamoci. Io ci conto, ma chissà quante volte ci ho contato solo io. Così, perdonate, ma credo che finirà come al solito: vi chiamerò io. Nel frattempo torno a casa, anche se non ho sonno e avrei voluto ascoltarvi, chiacchierare e ballare. Ma solo io: cavolo, ve ne siete andati tutti. Non posso rimanere con gli sposi, direi. Saluto e ripiango.
Ciao, amica. Tu sei vestita di bianco e hai tolto le scarpe e non vedi l'ora di andare a casa, io porto i miei tacchi e il mio tubino con cuore di pizzo nero in macchina e a casa proprio non mi andrebbe di tornare.
Published with Blogger-droid v1.6.9

Elenco blog personale

Lettori fissi

Archivio blog

About me

La mia foto
Io non sono nero io non sono bianco io non sono attivo io non sono stanco io non provengo da nazione alcuna io, si, io vengo dalla luna io non sono strano io non sono pazzo io non sono vero io non sono falso io non ti porto jella né fortuna io, si, ti porto sulla luna