not necessarily an ordinary life

mercoledì 22 agosto 2012

storia

Mi hai chiesto di raccontare. Non ti immagini neppure in che razza di guaio ti sei cacciato, perchè sarai sommerso di voci, parole e racconti e ogni storia ne richiamerà un' altra, ogni spunto sarà buono per continuare e poi berrò birra e martini per avere ancora fiato, fino all'alba. Se me lo concederai, stai tranquillo: di parole non è mai morto affogato nessuno. Sarai libero di interrompermi, ma solo con un sorriso e un dito sulla mia bocca e poi starò zitta ma dovrai continuare tu perchè l'unica cosa che mi piacerebbe di più di raccontarti le mie "strabilianti esperienze" sarebbe ascoltare le tue.

"Raccontami una storia," ti dico.

"Che storia vuoi?"

"Raccontami una storia che non hai mai raccontato a nessuno."

So di dire una cosa banale ma non scelgo mai consapevolmente i miei viaggi. Loro arrivano da me, sotto forma di occasioni: un amico da andare a trovare, una trasferta di lavoro che si prolunga, una collega che ha le ferie nel mio stesso periodo, amici che propongono un posto che non hai mai visto. Quest'anno si è materializzata un'isola tropicale: hai mai visto un'intera isola che sorge dal niente? Io sì: nella mia testa prima esisteva solo un nome, sri lanka. Poi a poco a poco sono emersi i contorni, sfumati perchè non avevo letto nessun programma e nessuna guida, come al solito del resto. Se viaggio con qualcuno mi fido di lui, se sono da sola mi fido di me stessa e degli imprevisti. Ma parlavamo di un'isola e non di me, anche se tutte queste parole non sono che un'enorme scusa, un regalo, un'offerta per farti stare bene e sperare che tu contraccambi con la tua voce. Dicevamo: questa terra dai confini incerti ad un certo punto si materializza sotto i miei piedi ed è calda e umida da non respirare, come si conviene ai tropici. Però tutti sorridono e quando salutano inchinano leggermente la testa e augurano buona vita in una lingua tutta tonda, alfabeto e pronuncia. A me sembra un meraviglioso benvenuto. Poi ti siedi a un tavolo e hai fame: le prime volte ti preoccupi delle raccomandazioni dell'ASL e dopo ormai ti trovi talmente bene che mangi ogni cosa. Non ho nostalgia dei cibi di casa, io, quasi mai. Sono una mangiona che non fa complimenti, lo devo ammettere anche se non fa molto chic. Me lo hanno anche detto esplicitamente, non posso sfuggire alla tremenda verità: sopra i tacchi e dentro i vestitini si nasconde un verme solitario! Piccante e speziato: a me va bene anche così. Il cibo, naturalmente. Vedi poi tutte quelle signore vestite di bianco? Sono in processione, cantano e sollevano una bandiera. Chiedono qualcosa a un monaco: quello si volta, si china a raccogliere da terra un gattino e si fa scattare una foto. Sembrano il ritratto della serenità: il monaco è una macchiolina arancione in mezzo a tanto bianco e tante teste sorridenti. La stessa scena ripetuta varie volte mi fa pensare che forse forse hanno ragione loro e che affidarsi a qualcuno di Illuminato non è poi una cattiva idea, ma io sono troppo poco mistica, troppo ancorata a questa vecchia terra, troppo piena di dubbi e domande, troppo san tommaso per godermi più di un attimo di pace semidivina. Offro dei fiori di loto anche io e mi chiedo se sono davvero i fiori dell'oblio. Il fatto è che il loro profumo è difficile da dimenticare perchè è molto penetrante: ecco, non riuscirò mai a staccarmi dai sensi e dai desideri. Ma posso benissimo non pensare a niente di fronte all'oceano. Mi basta sedermi sulla spiaggia sotto il sole e chiudere gli occhi. L'acqua non la vedo ma so che c'è e tanto basta a riempirmi la mente di quell'immagine che torna sempre negli attimi in cui mi dimentico tutto il resto: cielo azzurro e un letto bianco con le lenzuole agitate dal vento (questa era la storia che non ho mai raccontato a nessuno e adesso è venuta fuori da sola senza nemmeno che la evocassi). Di notte invece la spiaggia non ha nessuna luce e sembra che la via lattea ti stia per avvolgere e le stelle cadenti ti arrivino direttamente in mano. Fanno quasi paura tanto sono vicine le stelle. Tu lo dovresti conoscere meglio di me quello che diceva Kant: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me, o qualcosa del genere. Vedi, se riuscissi per un attimo solo usando le parole a farti capire e magari provare quello che ho provato io quella sera sotto il cielo sarei una persona felice.
Questo è stato il mio viaggio e mi rendo conto di non averlo saputo descrivere al meglio. Forse le parole non hanno tutto quel potere che io attribuisco loro. Forse sono solo io una cattiva scrittrice. Forse la storia non era abbastanza interessante. Non so nemmeno se sei rimasto ad ascoltarmi. Non so niente, eppure non me ne vado.

3 commenti:

Paolo Tango ha detto...

Ho capito, ho provato emozioni, forse non le tue.
Dovresti essere felice, perché capisco che avrai sempre storie da raccontare.

Unknown ha detto...

Non sei fregato veramente finchè hai una buona storia da raccontare.

Ugo Boasso ha detto...

Di certo è la tua storia e nessuno te la toglierà.
Rispettosamente

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