not necessarily an ordinary life

domenica 4 dicembre 2011

il matrimonio della mia migliore amica

Punto la sveglia. Inutile, tanto mi sveglio prima. Oddio non ho stampato le invocazioni che devo leggere. Ma quando si leggono? Ecco, lo sapevo che avrei dovuto frequentarlo, il catechismo. Ma ora credo sia tardi. Caffè, colazione, bagno caldo. Trucco e parrucco. Vestito, tacchi, cappotto. Pronta. Mai arrivata così in anticipo a un matrimonio: anzi, ora che ci penso sono sempre arrivata dopo la sposa. Però oggi non posso rischiare. Non posso, non posso, non posso. Infatti sono sul sagrato e non c'è nessuno, neanche lo sposo. Fammi controllare: ora, giorno, chiesa son giusti, sì, almeno quelli li ho azzeccati. Ah, eccoli lì tutti quanti. Nemmeno uno che sappia cosa siano le invocazioni e quando si debbano leggere. Chiedo a monsignore in sacrestia: lui avrà la risposta, sono un genio. Grazie a lui e al suo cenno con la testa vado via liscia senza inciampi. Non ho riso istericamente, non sono caduta: il sangue comincia a rifluire e mi torna un po' di colore. Meglio, così non congelo del tutto. Prendo il riso. Chiacchiero e mi distraggo così il riso mi rimane fra le mani e saluto la sposa a pugni chiusi per non spalmarglierlo sul vestito. Mi ucciderebbe col bouquet e io non voglio rovinarglielo. Uh, si va a pranzo. Ma io avevo tante cose da dire alla mia migliore amica, che adesso è vestita di bianco e porta un anello al dito anulare sinistro. Me la portano via. Anche io vengo portata via: ci sono gli aperitivi. Incontro persone a cui devo riassumere vent'anni in tre minuti. Però mi fa piacere. Però mi fa anche arrabbiare, accidenti: se mi dici che hai sempre avuto un debole per la mia conversazione (sic) mi vuoi spiegare perché sei sparito? Contento tu...Ah, altra gente: ma guarda, ma certo, sicuro che non facciamo passare altri anni. Diciamo così a ogni matrimonio, solo che viviamo a venti minuti di macchina, lavoriamo nella stessa città, ma non ci si becca mai. E io sono un po' stufa di rincorrere sempre, ma é un vecchio discorso e poi che importa? La sposa sta per lanciare il bouquet. Dalla parte opposta alla mia, si intende. La gente comincia ad andarsene, ma quando si comincia a ballare? Io ho voglia di ballare. Solo io, mi sa. Infatti mi porgono gentilmente il cappotto. Abbraccio la sposa: piango. Ok, é l'ora di andare. La festa é finita, gli amici se ne vanno: mi raccomando, non è che ci sentiamo tra altri vent'anni, eh? Sì, come no. Mi raccomando, vediamoci. Io ci conto, ma chissà quante volte ci ho contato solo io. Così, perdonate, ma credo che finirà come al solito: vi chiamerò io. Nel frattempo torno a casa, anche se non ho sonno e avrei voluto ascoltarvi, chiacchierare e ballare. Ma solo io: cavolo, ve ne siete andati tutti. Non posso rimanere con gli sposi, direi. Saluto e ripiango.
Ciao, amica. Tu sei vestita di bianco e hai tolto le scarpe e non vedi l'ora di andare a casa, io porto i miei tacchi e il mio tubino con cuore di pizzo nero in macchina e a casa proprio non mi andrebbe di tornare.
Published with Blogger-droid v1.6.9

1 commenti:

luca ha detto...

allora?? come è andata??
dai racconta riccetta (^^)
ti sei emozionata un pò?
un salutissimo e un'abbraccio!!!

Posta un commento

Elenco blog personale

Lettori fissi

Archivio blog

About me

La mia foto
Io non sono nero io non sono bianco io non sono attivo io non sono stanco io non provengo da nazione alcuna io, si, io vengo dalla luna io non sono strano io non sono pazzo io non sono vero io non sono falso io non ti porto jella né fortuna io, si, ti porto sulla luna