not necessarily an ordinary life

giovedì 15 dicembre 2011

quello che i girovaghi non dicono

Non dovreste invidiarmi perchè prendo aerei, treni, taxi e dormo in camere d'albergo e sembro una trottola impazzita o una girella vagante (bellissima espressione che devo ad un amico). Bisogna essere girovaghi per vocazione per stare bene in questo tipo di vita, bisogna non essere capaci di apprezzare casa, bisogna ammettere di saper fare i conti solo con se stessi. Bisogna diventare lucidi organizzatori di ogni minuto anche se non sembra e sperare che gli altri capiscano. Bisogna essere curiosi e un po' incoscienti, il che non sempre è un bene. Bisogna essere attratti dalla semplice prospettiva di un giro di giostra, e pazienza se poi è una fregatura. Bisogna essere contagiati da questa strana sindrome del "perchè non andare a vedere?" Bisogna essere consapevoli di non saper pronunciare quelle due parole, per sempre, che individuano un legame permanente codificato. Bisogna sapere che casa è un pezzo di tappeto con il PC, un giornale e il satellite e talvolta sentirsi in colpa per questo. Bisogna capire che tornare ha senso solo se posso andar via di nuovo e sperare che qualcun altro lo capisca altrettanto bene.
Però, quelle sere che le stazioni o gli aeroporti ti accolgono con le luci o che uno sconosciuto in metro ti regala un biglietto perchè non hai da cambiare o quelle volte davanti a una cartina con la curiosità di sapere dove andare o quelle altre in cui tizi improbabili ti consigliano dove andare a mangiare, beh sono impagabili.
Ecco, ogni tanto, mi piacerebbe solo che qualcuno alla stazione mi prendesse il bagaglio solo perchè sono stanca e perchè è venuto ad aspettarmi, non perchè è un tassista e lo fa di mestiere. Ma non si può avere tutto. No? E chi lo ha detto, io voglio andare a vedere :)

I'm that kind of man who is always on the road
Wherever I lay my hat, that's my home

2 commenti:

luca ha detto...

beh... facile che chi osserva passivamente questa cara "girella vagante" che svolazza in lungo e largo, che prende treni... che non si ferma mai.... non sentendo stanchezza ma brio nel farlo...
possa magari avere un risentimento con se stesso, osservando la sua vita, magari costretta a volte, a restare troppo statica....
ma io ti capisco anche non spostandomi cosi spesso come te..... che non deve essere affatto una passeggiata sballottarsi in giro, approdando in giacigli che non hanno mai il proprio odore o il tepore della propria tana, la sera quando si è stanchi...
come giustamente dici tu, bisogna avere un certo spirito di adattamento, di iniziativa e quella curiosità del nuovo, che è poi la vera energia che ti fa motivare nel girare continuamente, variando posti, climi e volti...
tu su questo sei davvero speciale...
tu lo sai..., ne ho viste di persone muoversi e ne conosco...
non lo dico per dire..., tu sei una girella vagante che sorride se non si ferma :-)

e cmq....
lo sai che per me non è un problema aspettarti se so che svolazzerai dalle mie parti...
so per esperienza che i tuoi bagagli non pesano e non avrei problemi a portarli ancora ascoltando gli aggiornamenti di una cara amicizia che mi ha sempre divertito incontrare :-)

ti abbraccio....
a prestooooooooooooo!

Ugo Boasso ha detto...

io sono di norma vagabondo, seguendo a volte strane chimere, a volte necessità, a volte curiosità... ma di una cosa sono certo, casa è sempre casa che dir si voglia. Il bello di girovagare è quello di tornare e... convido con te che meglio sarebbe se c'è qualcuno ad accoglierci.

Un sorriso da uno dei tanti viandante di questa vita tra mille case, alberghi, letti e pavimenti.

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Io non sono nero io non sono bianco io non sono attivo io non sono stanco io non provengo da nazione alcuna io, si, io vengo dalla luna io non sono strano io non sono pazzo io non sono vero io non sono falso io non ti porto jella né fortuna io, si, ti porto sulla luna